Lo stile autentico non si trova in un’analisi. Si costruisce.
E per costruirlo bisogna partire da una domanda molto più profonda: perché scegliamo quello che scegliamo?
Vi ricordate quando, soprattutto a casa delle nostre nonne, si diceva:
“Quello è il servizio buono, si usa nelle grandi occasioni.”
“Ma dove ci vai con quel vestito? Mica c’è una festa.”
“Ma quello è buono, che te lo metti adesso?”

C’era sempre qualcosa da conservare.
Il servizio di piatti più bello.
La tovaglia ricamata.
Il vestito elegante.
Il profumo costoso.
Le scarpe “buone”.
Le cose belle avevano bisogno di un’occasione per essere usate.

E l’occasione doveva essere abbastanza importante.
Un matrimonio.
Natale.
Una cena speciale.
Una vacanza.
Una festa.
Altrimenti era meglio aspettare.

Naturalmente dietro quelle frasi esisteva una cultura precisa.
Le nostre nonne appartenevano a generazioni che avevano conosciuto molto più di noi il valore della conservazione, del sacrificio, delle cose comprate per durare.
Non voglio giudicare quel mondo.
Ma mi interessa osservare che cosa di quel mondo abbiamo portato con noi.
Perché forse non abbiamo ereditato soltanto un servizio di porcellana.
Abbiamo ereditato anche un’idea:
che le cose belle vadano meritate.
E forse, inconsapevolmente, abbiamo applicato la stessa regola anche a noi.

Aspettiamo sempre qualcosa
Aspettiamo di dimagrire per comprare il vestito che desideriamo.
Aspettiamo una cena importante per indossare quella giacca.
Aspettiamo di avere qualcuno accanto per entrare in quel ristorante.
Aspettiamo l’estate, il viaggio, il nuovo lavoro, una relazione, un’occasione.
Aspettiamo persino di sentirci abbastanza sicure per permetterci di essere viste.
Nel frattempo scegliamo ciò che non crea problemi.
La scarpa comoda invece di quella che ci emoziona.
Il vestito che “va bene con tutto”.
Il nero perché non sbaglia mai.
Il ristorante più semplice perché l’altro ci sembra troppo per noi.
La borsa pratica.
Il taglio di capelli rassicurante.
Il capo che non attira troppo l’attenzione.
E magari pensiamo che quello sia semplicemente il nostro stile.
Ma ne siamo davvero sicure?

l nostro stile o quello che abbiamo imparato a scegliere?
È questa la domanda che trovo molto più interessante di qualsiasi test.
Perché quando una donna mi dice:
“Vorrei trovare il mio stile.”
io non credo che basti osservarla per qualche ora, identificarne la fisicità, scegliere tre aggettivi e comunicarle:
“Ecco, questo è il tuo stile.”
Sarebbe comodo.
Ma sarebbe anche una scorciatoia.
Perché uno stile autentico non può essere separato dalla storia della persona che lo indossa.

C’è la famiglia in cui siamo cresciute.
Ci sono le donne che abbiamo osservato.
Ci sono i giudizi ricevuti.
Ci sono le frasi sentite mille volte.
“Non esagerare.”
“Non metterti troppo in mostra.”
“Alla tua età?”
“Sei troppo elegante.”
“Ma dove devi andare?”
Ci sono ambienti nei quali essere curate era considerato vanità.
Altri nei quali essere sensuali significava essere poco serie.
Altri ancora nei quali bisognava dimostrare di non avere bisogno di nulla.
E poi ci sono tutte le strategie che abbiamo costruito per sentirci accettate.
Vestirci in un certo modo può diventare una di queste.
Ecco perché a volte ciò che chiamiamo “il mio stile” non è affatto il nostro stile.
È semplicemente il risultato di anni di adattamento.

Per trovare il proprio stile bisogna imparare a distinguere
Che cosa scegli perché ti piace?
Che cosa scegli perché sei abituata?
Che cosa non indossi perché non ti rappresenta?
E che cosa invece non indossi perché hai paura di essere guardata?
Preferisci davvero vestire sempre in modo discreto?
Oppure hai imparato che attirare l’attenzione è pericoloso?
Ami veramente solo i colori neutri?
O hai imparato che con il beige non puoi sbagliare?
Vuoi davvero una scarpa comodissima?
O hai smesso da così tanto tempo di scegliere qualcosa soltanto perché ti piace da non ricordarti nemmeno più come si fa?
Sono domande apparentemente piccole.
Ma è proprio lì che comincia il lavoro sullo stile.
Non nel definire una persona.
Nel togliere, lentamente, ciò che non le appartiene.

Perché il gusto non nasce in un pomeriggio
Anche il gusto va costruito.
Ed è un altro punto di cui si parla troppo poco.
Spesso ci viene raccontato come qualcosa che possiedi oppure no.
Io non credo sia così.
Il gusto si educa.

Attraverso ciò che guardiamo.
Le città che frequentiamo.
I film.
L’architettura.
Gli interni.
La fotografia.
L’arte.
I tessuti che impariamo a riconoscere.
I tagli.
Le proporzioni.
Il modo in cui osserviamo una donna elegante entrare in una stanza e cominciamo a chiederci non soltanto cosa indossa, ma perché quell’insieme funziona.
Allenare lo stile significa allenare lo sguardo.
Imparare a vedere la differenza tra qualcosa di costoso e qualcosa di raffinato.
Tra qualcosa di appariscente e qualcosa di interessante.
Tra ciò che è di moda e ciò che ha identità.
Tra ciò che semplicemente ci sta bene e ciò che, quando lo indossiamo, sembra parlare la nostra stessa lingua.
Per questo nessuna analisi può fare tutto il lavoro al posto nostro.
Può essere un punto di partenza.
Mai il punto di arrivo.

Il vero cambiamento comincia nelle piccole scelte
Tornare a scegliersi raramente comincia con una rivoluzione.
Comincia da cose molto più piccole.
Dire quel “no” che volevi dire da tempo.
Prenotare quel tavolo nel ristorante davanti al quale sei passata cento volte pensando:
“Bellissimo, ma non è un posto per me.”
Usare il profumo che conservavi.
Mettere la giacca bella anche se è martedì.
Comprare un solo capo che ami davvero invece di cinque perché costavano poco.
Entrare da sola in un posto nel quale avresti aspettato qualcuno che ti accompagnasse.
Smettere di pensare:
“Per questa occasione non ne vale la pena.”
Perché dietro quella frase a volte se ne nasconde un’altra:
“Per me, oggi, non ne vale la pena.”
Ed è proprio qui che il discorso sullo stile diventa molto meno superficiale di quanto sembri.

Rendere straordinario l’ordinario
Non sto parlando di vivere ogni giorno vestite come per una première.
E nemmeno di comprare cose costose.
Non è questo il punto.
Sto parlando di smettere di riservare continuamente la parte migliore della nostra vita a un futuro immaginario.
Il bicchiere bello può essere usato anche quando ceni da sola.
Un vestito può essere indossato anche se non c’è una festa.
Un profumo non deve aspettare un appuntamento.
Una donna non deve aspettare di essere invitata da qualcuno per sentirsi autorizzata a entrare in un luogo bello.
Rendere straordinario l’ordinario significa attribuire valore alla vita mentre accade.
E forse lo stile, quello autentico, nasce proprio qui.

Lo stile è il modo in cui scegli di abitare il mondo
Per me lo stile non è soltanto quello che indossi.
Significa quanto valore dai alla tua persona
Cosa ami
È il ristorante che scegli.
Il profumo che ti rappresenta.
Il modo in cui apparecchi la tavola.
Le persone alle quali concedi il tuo tempo.
Il modo in cui entri in una stanza.
Le cose alle quali dici sì.
E quelle alle quali finalmente impari a dire no.
Un vestito.
Un brand.
Una scarpa.
Un luogo.
Presi singolarmente possono sembrare dettagli.
Ma messi insieme cominciano a raccontare una persona.
Ogni scelta diventa una piccola dichiarazione:
“Questa sono io.”
Ed è questa la differenza tra vestirsi bene e avere uno stile.
Vestirsi bene può essere una tecnica.
Avere stile significa costruire coerenza tra ciò che sei e ciò che mostri al mondo.
E allora, come si trova il proprio stile?
Forse partendo dalla domanda sbagliata.
Non:
“Qual è il mio stile?”
Ma:
“Perché scelgo quello che scelgo?”
Perché è lì che troviamo le abitudini.
I condizionamenti.
Le paure.
I desideri che abbiamo messo da parte.
Il gusto che non abbiamo mai avuto occasione di educare.
E soprattutto la donna che siamo diventate mentre continuavamo, magari, a vestirci come quella che eravamo dieci anni fa.
È questo che cerco nel mio lavoro.
Non assegnare un’etichetta a una donna.
Non dirle che è “classica”, “romantica” o “creativa” e considerare il lavoro concluso.
Ma accompagnarla a osservare.
A capire.
A sperimentare.
A sviluppare un proprio criterio.
Fino al momento in cui non avrà più bisogno di chiedere continuamente:
“Questo va bene per me?”
Perché avrà imparato a riconoscerlo da sola.
Lo stile autentico non è qualcuno che ti dice chi sei.
È arrivare al punto in cui sei tu a saperlo.
E forse anche a capire che non devi più conservare la versione più bella di te per le grandi occasioni.
Perché la vita non è il servizio buono da lasciare nella credenza.
La vita è l’occasione.