EDITORIALS -THIS WEEK

THIS WEEK- Lo stile del non stile: Jane Birkin, la borsa di paglia e l’eleganza senza sforzo

Lo stile del non stile

C’è una cosa che facciamo spesso, noi donne.
Cerchiamo continuamente di raggiungere un’idea di perfezione.

Osserviamo, salviamo immagini,
Come se la bellezza fosse un ideale preciso da imitare.
Qualcosa da raggiungere, più che qualcosa da sentire davvero nostro.

E se invece di rincorrere continuamente qualcosa fuori da noi avessimo semplicemente il coraggio di fermarci e ascoltarci davvero?

Forse capiremmo che il fascino non è mai stato in quello che abbiamo aggiunto, ma in ciò che eravamo già.

Nei capelli spettinati dal vento.
Nei piedi scalzi al mare.

Ed è forse proprio questo il senso dello “stile del non stile”.

Non aggiungere, non imitare, ma essere.

Come Jane Birkin, che ha trasformato la semplicità in qualcosa di incredibilmente magnetico.

La sua idea di eleganza non era perfezione.

Era libertà.
Presenza.
Disordine vivo.

Era una donna reale, mai costruita

JANE BIERKIN

VERITA’ Donna Reale, mai Costruita

Per questo non potevo pensare a nessun’altra donna che incarnasse “lo stile del non stile” meglio di lei.

Più che un’icona della moda, è stata un’icona della vita.

Con una spontaneità rivoluzionaria ha reso magnetico tutto ciò che sembrava semplice:
i piedi scalzi al mare,
un paio di jeans vissuti,
una camicia bianca lasciata aperta dal sole di Saint-Tropez.

Molto prima che il lusso diventasse qualcosa da dichiarare continuamente, Jane Birkin aveva già inventato un altro modo di essere chic.

Non c’era sforzo nel suo fascino.

Come non c’è sforzo nell’abbinamento di un pantalone beige e una semplice t-shirt bianca

“Ho parlato qui del fascino rilassato dell’abbinamento beige e bianco.”

Come non c’è sforzo nell’iconica borsa di paglia consumata dal sole.

Ed è forse proprio per questo che certe cose diventano simboli di un’eleganza assoluta:
perché non sembrano mai volerlo dimostrare.

E forse è proprio questo che continua ancora oggi ad affascinare così tanto:
la sensazione che non stesse mai cercando di diventare un’immagine.

Lo era e basta.

Jane Birkin non ha mai creato uno stile perfetto.

Ha semplicemente reso bellissima la libertà di essere sé stessi.

LA BORSA DI PAGLIA KAMAROAN

LIBERTÀ – Natural chic

C’è un motivo se ancora oggi la borsa di paglia continua a tornare ogni estate.

Perché più che una tendenza, è diventata un simbolo.

Jane Birkin l’aveva trasformata in qualcosa di iconico molto prima che la moda iniziasse a chiamarlo “quiet luxury”.
La portava ovunque:
tra le strade di Saint-Tropez, in spiaggia, nei mercatini, con i jeans, e con una semplice t-shirt.

Ed è forse proprio questo il suo fascino:
non nasceva per sembrare lussuosa.
Nasceva per vivere.

Come il classico secchiello di paglia consumato dall’estate, capace di rendere chic anche il look più semplice senza togliere naturalezza a chi lo indossa.

Quella che vedete in foto è una reinterpretazione del classico secchiello di paglia fatta a mano da Kamaro’an, brand taiwanese che lavora sull’artigianalità, sui materiali naturali e su un’idea di bellezza lenta, vissuta, autentica.

Perche’ la vera eleganza nasce proprio lì: nella cura di pezzi semplici ma iconici, dettagli apparentemente semplici che finiscono per incarnare alla perfezione l’eleganza della Naturalezza.

ADALU- Adalu

NATURALEZZA Sensualita’ senza Costruzione

Ho voluto inserire il brand Adalù in questo editoriale perché i suoi costumi raccontano perfettamente l’idea dello “stile del non stile”.

Conosco Valeria Donati, la fondatrice del brand, e penso che dentro Adalù ci sia molto del suo modo di sentire la vita:
la libertà, il mare, il movimento, ma anche quella ricerca istintiva della bellezza che certe donne hanno quasi da sempre dentro di sé.

Si percepisce nei colori naturali che sceglie, nelle tonalità morbide consumate dal sole, nell’attenzione delicata con cui seleziona tessuti resistenti, comodi, pensati per muoversi liberamente ma continuando a donare grazia al corpo.

Adalù racconta donne indipendenti che amano ancora sentirsi belle, ma senza allontanarsi mai dalla propria verità.

Una collezione Made in Italy pensata per vivere davvero:

Da una giornata di surf fino a un aperitivo al tramonto a Malibu, con il sale ancora sulla pelle e un calice di vino tra le mani subito dopo aver attraversato un’onda.

O un caffè in quel luogo che ci fa sentire nel posto giusto senza dover dimostrare nulla, semplicemente perché ci sentiamo bene dentro ciò che stiamo vivendo

CAFFE’ DELLE ARTI – ROMA

VITA – Il Fascino Delle Cose Vere

Forse anche per questo credo sia importante trovare luoghi che parlino davvero di noi.

Un costume che ci accompagna mentre facciamo ciò che amiamo.
Una borsa come gesto di liberta’ e armonia estetica,
Una semplice camicia Bianca .

Ma anche posti capaci di farci dimenticare, anche solo per un momento, l’idea di dover mostrare continuamente qualcosa.

Il Caffè Delle Arti, a Roma, vicino al Museo d’Arte Contemporanea e alla sede di Architettura di Valle Giulia, mi trasmette esattamente questa sensazione.

Un luogo sospeso tra arte, storia e fascino.
Ci vai per un caffè una domenica pomeriggio, per leggere il tuo libro preferito e goderti il silenzio di stare bene con te stessa.
Oppure al tramonto, con qualcuno che ami.

Perché forse la bellezza è anche questo:
amore.

Quello lento, spontaneo, pieno di conversazioni che sembrano restare addosso.
Proprio come in Prima dell’Alba.

La sensazione che, per un attimo, tutto sia incredibilmente reale.

PRIMA DELL’ALBA

RISVEGLIO – Amore come dialogo Reale

Prima dell’Alba è uno di quei film che sembrano accadere davvero, ed è forse per questo che riescono a rimanerti dentro per anni.

Due persone che camminano, parlano, si ascoltano.
Niente perfezione.
Niente costruzione.

Solo quella leggerezza autentica che oggi sembra quasi rara.

Non interpretano soltanto un amore.
Lo attraversano insieme al tempo.

Ed è proprio questo che rende Prima dell’Alba così vicino all’idea dello “stile del non stile”:
non cerca mai di impressionare.

Fa semplicemente sentire qualcosa.

DA DONNA A DONNA

E forse la vera domanda è proprio questa.

Se smettessimo per un momento di rincorrere continuamente un ideale di perfezione…
chi saremmo davvero?

Forse una ragazza con un secchiello di paglia al Caffè delle Arti, un bikini Adalù sotto una camicia di lino, un paio di jeans dritti come Jane Birkin e un libro aperto tra le mani.

Non per sembrare qualcosa.

Ma semplicemente per sentirsi vive.

Perché forse “lo stile del non stile” non parla davvero solo di moda.

Parla della libertà di esistere senza costruirsi continuamente.
















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